giovedì 26 gennaio 2012

L'enigma dei 12 segnali del Seti: sono extraterrestri ?



In questi ultimi giorni una notizia curiosa e affascinante è venuta dall'altra sponda dell'oceano Atlantico. Dodici segnali, considerati "intriganti" sono stati pubblicati in questi giorni dai ricercatori all'Università di Berkeley, che li ha analizzati e ha fatto alcune considerazioni. Tanto è bastato per scatenare un putiferio tra voci di segnali alieni e smentite con tanto di comunicati stampa. Secondo quanto dichiarato si tratterebbe di frequenze strette, molto più strette di quelle prodotte da eventuali fenomeni astrofisici conosciuti, che variano in frequenza con il tempo, come ci si aspetterebbe a causa dell’effetto doppler imposte dal moto relativo del trasmettitore e il telescopio radio ricevente. Tuttavia da Berkeley catalogano questi segnali come interferenze, disturbi dello spettro, che per ora è non solo prematuro, ma anche assurdo paragonare a segnali intelligenti. Ma qualcuno non ci crede e si chiede se non sia una marcia indietro. Come dicevamo il team di Berkeley avrebbe bisogno di molti più dati per confermare che i segnali di questo tipo in realtà provengano da una fonte intelligente. I segnali falsi, conosciuto come radio-frequenze(RFI), sono la rovina di ogni radioastronomo, perchè possono essere causati da moltissime cose, dai satelliti radar per aerei al Wi-Fi. Il Berkeley SETI Project Scientist Andrew Siemion ha dichiarato all'Huffington Post: "Ogni tecnologia umana che produce emissioni radio in una frequenza radioastronomica nella banda osservabile è considerato un RFI ". 

Gli Scienziati del SETI utilizzano una varietà di tecniche per escludere i candidati non idonei alla ricerca di un segnale "interessante", per esempio si "richiede che il segnale venga solo da una direzione e si cercano variazioni del segnale causate dal moto relativo della Terra rispetto a un trasmettitore molto distante. Siemion ha spiegarto il dilemma degli scienziati del SETI nell'affrontare la ricerca di segnali alieni: molti probabilmente assomigliano a impulsi tipici della società umana. Quando gli astronomi respingono segnali apparentemente inutili, comincia la missione di osservazione del SETI, che cercando di cogliere un segnale reale tra i RFI, può incorrere spesso in errore. Gran parte del lavoro di uno scienziato SETI è escludere i potenziali candidati per evitare di fare qualsiasi annuncio che si riveli illusorio. Con tutto questo sforzo dedicato alle analisi di segnali reali, da separare da quelli falsi, potrebbe succedere un giorno di imbattersi davvero in una trasmissione aliena genuina, ignorandola perché sembra proprio come un RFI. 

Anche se la stragrande maggioranza dei segnali candidati può essere attribuita a RFI, gli errori possono ancora produrre risultati interessanti. Nel 1967 un segnale, che è stato catalogato come ipoteticamente intelligente perché produceva un bip ad un tasso costante, è stato identificato dopo tempo come un nuovo tipo di corpo celeste, ormai famoso e che oggi chiamamo Pulsar.
Antony Hewish, che ha supervisionato la ricerca vincendo per questo il premio Nobel ha rilevato: 

"E' un problema interessante - se si pensa di avere individuato la vita altrove, nell'universo come si fa ad annunciare i risultati responsabilmente Chi lo fa? Uno lo dice per primo?

Twitter, chiaramente, non è la risposta... 

Un documento chiamato "SETI Post-Detection Protocol" esiste proprio per tale occasione, ma Siemion è scettico che sarà seguito nel caso di una osservazione importante. Probabilmente tra emozione ed euforia la voce, grazie anche a internet si spargerebbe ben prima che  qualunque protocollo possa essere aperto, o che una voce istituzionale dia la lieta novella".

mercoledì 25 gennaio 2012

Cade la Phobos-Grunt "Frammenti nel Pacifico"

Cade senza fare danni l'ennesimo flop dell'agenzia spaziale russa. Secondo la Protezione civile, c'erano 1,7 possibilità su cento che qualche frammento cadesse sull'Italia.

Sono caduti nell'oceano Pacifico i frammenti della sonda russa Phobos Grunt. Lo rendono noto i media russi che citano un responsabile del ministero russo della Difesa. "In base ai nostri calcoli, la caduta dei frammenti della Phobos-Grunt si è verificata nell'oceano Pacifico alle 21:45, ora di Mosca (le 18,45 ora italiana, ndr)" ha dichiarato il colonnello Valeri Zolotukhine, citato dall'agenzia Interfax.
Secondo le simulazioni dei tecnici, la sonda russa diretta verso Marte m mai uscita dall'orbita terrestre sarebbe dovuta piombare da qualche parte nell'oceano Atlantico. Ma si temeva che frammenti più piccoli potessero finire altrove, anche sul territorio italiano.
Phobos Grunt pesa oltre 13 tonnellate e si disintegrerà a causa dell'attrito con l'atmosfera terrestre, ma alcuni pezzi, di un peso massimo ipotizzato di 200 chilogrammi, possono arrivare all'impatto con la superficie terrestre. Oltre al materiale radioattivo, anche il carico di carburante crea preoccupazione, a causa delle sostanze tossiche presenti.
Pima di precipitare, la sonda è passata sull'Italia intorno alle 19,20. Secondo la Protezione Civile, la probabilità che un frammento cadesse sul nostro paese era dello 1,7%. Secondo l'Agenzia spaziale italiana, "la probabilità a priori di provocare una vittima sull'intero pianeta è inferiore alla soglia di attenzione adottata a livello internazionale, pari a 1/10.000".
Lanciata lo scorso 9 novembre verso l'omonima luna marziana per raccogliere campioni di terreno, la sonda è rimasta nell'orbita terrestre a causa di un malfunzionamento dei motori del razzo vettore. Mosca ha ipotizzato l'interferenza di un radar americano alla base dell'incidente e il capo del programma spaziale russo, Vladimir Popovkin, ha gridato al complotto, facendo intendere che dietro gli ultimi flop ci sarebbero le potenze occidentali: i recenti lanci, infatti, sono andati storti proprio nel momento in cui le navicelle spaziali si trovavano nelle aree invisibili ai radar russi.  
In ogni caso, i tentativi di riprendere il contatto e di arrivare a un atterraggio 'pilotato' sono falliti e la missione della Phobo-Grunt, costata 165 milioni di dollari, è andata ad allungare la lunga serie dei fallimenti del settore spaziale russo.


Fonte: laRepubblica.it
  

sabato 21 gennaio 2012

«Una stazione radio americana ha sabotato la sonda russa per Marte»

In merito alle dichiarazioni di Vladimir Popovkin, presidente dell’agenzia spaziale Rosmoskos (già pubblicate in questo blog), riguardo un sabotaggio nei confronti della sonda Phobos-Grunt in rotta verso il pianeta Marte; leggete qui sotto cosa aveva precedentemente  dichiarato nel novembre scorso  il tenente generale Nikolay Rodoniov. La redazione di INDS.


Indice puntato contro le antenne del programma Haarp in Alaska, già al centro di numerose «teorie del complotto»
La sonda Phobos-Grunt
Una stazione radio sperimentale americana avrebbe paralizzato i contatti con la sonda marziana Phobos-Grunt da due settimane bloccata intorno alla Terra e incapace di volare verso il pianeta rosso. L’accusa è pesante e fa nascere sospetti e teorie strane. Anche perché non è un signor nessuno che la pronuncia ma il tenente generale Nikolay Rodoniov, che comandava il sistema di allerta russo nella rete di difesa dagli attacchi dei missili balistici.
PERSA - La sonda lanciata l’8 novembre doveva sbarcare su Phobos, la luna maggiore di Marte, prelevare campioni di suolo e riportarli sulla Terra. Inoltre doveva liberare in orbita marziana un satellite cinese. Invece appena giunta in orbita terrestre, lì è rimasta senza una spiegazione. Le stazioni russe riescono a «vedere» il veicolo spaziale di 13,5 tonnellate con le loro antenne soltanto pochi minuti al giorno quando passa sul territorio russo. E in queste circostanze non sono riuscite a stabilire un contatto.

SPERANZA - Mercoledì scorso l’antenna europea dell’Esa a Perth in Australia, sembrava aver compiuto il miracolo raccogliendo dei segnali, dati telemetrici che avevano fatto ben sperare nella possibilità di recuperare la missione. Innanzitutto la comunicazione avrebbe permesso di capire che cosa fosse successo a bordo stabilendo se il guaio era nel software o nell’hardware. Nel secondo caso, ovviamente, non ci sarebbe speranza. Dopo mercoledì, però, il silenzio era tornato. I dati ricevuti a Perth venivano inviati subito al centro di controllo di Mosca e agli ingegneri della Lavochkin costruttori della sonda. E qui gli esperti si trovavano davanti a un’amara sorpresa: il contenuto era danneggiato e finora illeggibile. Secondo i tecnici questo era la conseguenza dell’incompatibilità tra i sistemi dell’Esa e quello russo per cui nel travaso si era verificato il danno.  ACCUSE - Invece il generale Rodionov ha un’opinione diversa e punta il dito accusatorio su una stazione radio americana situata a Gakona, in Alaska. Qui, riferisce l’ufficiale russo all’agenzia Ria Novosti, sarebbe in corso il programma di ricerca Haarp (High Frequency Active Auroral Research Program) dedicato allo studio della ionosfera e ai suoi influssi sulle telecomunicazioni. Ma c’è chi dice, immaginando complotti, che qui compiano addirittura esperimenti per realizzare una superbomba elettromagnetica capace di provocare disastri naturali su scala planetaria: dai terremoti ai cambiamenti climatici, all’inversione dei poli magnetici della Terra. Una fantastica e terribile teoria che finora non ha trovato alcuna prova. Ma il silenzio ha aumentato i sospetti come accade con la famosa Area 51 in Nevada. E il generale precisa senza indugio: «Le potenti radiazioni elettromagnetiche emesse da questa stazione possono aver danneggiato il sistema di controllo della sonda interplanetaria». Un’ipotesi da tecnico alla quale però non aggiunge alcun dettaglio.

La stazione radio americana di Gakona (Alaska)


TENTATIVI - Intanto i tentativi per stabilire contatti con Phobos-Grunt in Russia e con l’antenna dell’Esa proseguono. C’è tempo ancora una settimana e poi se la sonda non accende i propulsori e vola verso Marte si chiude la finestra di partenza, cioè il periodo favorevole per incontrare il vicino pianeta secondo le leggi della meccanica celeste. Allora sarà necessario aspettare due anni perché si ripresentino le stesse condizioni. E se i contatti restano impossibili la sonda è destinata a cadere sulla Terra presumibilmente entro la fine di dicembre. Se fortunosamente i contatti si ristabilissero e il guaio fosse di natura software, allora si potrebbe alzare l’orbita della sonda e rimediare ai problemi con calma. E fra due anni inviarla finalmente sulla luna Phobos. Ma questa possibilità oggi sembra fantascienza e nella disperazione per una grande missione morta sul nascere possono nascere anche le teorie dei complotti internazionali. 

Fonte: Corrieredellasera.it (articolo di Giovanni Caprara)

mercoledì 18 gennaio 2012

Non alieni , ma ex(tra)terrestri


Ed ecco la promessa parte II del dibattito lanciato con il post su Christian Macé  e sulla scrittura degli Alieni. Accennavo al libro dell’amico Paolo Bolognesi, “Ex(tra)terrestre, Ufo, Uomini, Dei” (Lulu Edizioni): l’ho trovato molto interessante e curioso, capace di sviluppare bene un concetto sul quale, in effetti, si può riflettere. Bolognesi, del gruppo Sentinel Italia, parte da un assunto e da una sua valutazione personale: “La ricerca ufologica è ferma, anzi non si è mai mossa. In oltre 60 anni non ha prodotto un passo in avanti per dare una spiegazione certa e concreta agli oggetti volanti misteriosi che vengono avvistati nei cieli del nostro pianeta. Bisogna allora trovare differenti strade di ricerca che possano indirizzarci verso nuove possibili spiegazioni. Resettiamo tutto quello che si è appreso finora, senza però tralasciarlo ma eventualmente usarlo per confermare i nuovi dati che raccoglieremo su queste nuove strade”. Bolognesi sostiene di averne trovata una, seguendo un giorno un video nel quale Richard Hoagland, ex consulente della Nasa, discusso protagonista di molte dichiarazioni a proposito di presunte tracce di antiche costruzioni su Marte e sulla Luna. Alla domanda se gli autori di quelle opere fossero Alieni, egli rispose: “Extraterrestri, non Alieni”. Ma non è la stessa cosa? No, non esattamente. Dizionario alla mano, si può arrivare infatti a queste definizioni: extraterrestre è chiunque provenga dall’esterno del Pianeta Terra, indipendentemente dall’origine; alieno è chi proviene dall’esterno del Pianeta Terra ma non è originario della Terra. Quindi, ez (tra) terrestri. Bolognesi ha scoperto che qualcuno ne aveva già parlato nel passato, ovvero il Gruppo Osservazione Ricerche Ufo di La Spezia, operante negli anni 70. In un dossier pubblicato tempo fa – oggi il sodalizio, pur esistendo ancora, non opera – fu pubblicata la seguente tesi: “Dal momento che dai riscontri video e fotografici, parecchi degli occupanti degli Ufo avvistati e documentati hanno mostrato sembianze prettamente umane, si ritengono questi essere degli ex terrestri, componenti di una civiltà evoluta precedente la nostra che in epoche imprecisate hanno preso la via dello Spazio, per motivi a noi sconosciuti, ed ora stanno facendo ritorno al loro pianeta d’origine, con azioni preventive di ricognizione”. Questi ex terrestri, causa la lunga permanenza nel cosmo che crea problemi al corpo, potrebbero ora avere la necessità di materiale biologico per sopperire agli scompensi. Dunque, quale migliore fonte di approvvigionamento del materiale portato in dote da chi è compatibile al 100%, essendo gli extraterrestri essi stessi umani? Questa è l’ipotesi. Vi convince? Intanto invito il buon Paolo ad avviare la discussione: sarebbe utile partire proprio da lui e con lui.

Intraterrestri e pietre marziani

Intanto, per un banale caso, certo, c’è chi si è soffermato sugli ex terrestri ma su qualcosa di concettualmente contiguo: gli intraterrestri. Vi segnalo questo link di corriere.it, nel quale si fa esplicito riferimento alle conseguenze della novità sul fronte della ricerca della vita aliena. E tanto per mettere ancora un po’ di legna nel camino, leggete qui delle pietre cadute da Marte: non sono venute “in peace”, ma “in pieces”…
Fonte: http://misterobufo.corriere.it (articolo di Flavio Vanetti)

sabato 14 gennaio 2012

Russia: «La nostra sonda per Marte colpita da un'arma antisatellite»

Phobos-Grunt cadrà sulla Terra sabato intorno a mezzogiorno ora italiana.

La sonda Phobos-Grunt

La sonda russa Phobos-Grunt che doveva raggiungere Marte è stata paralizzata intorno alla Terra da qualche arma anti-satellite. A sostenerlo è Vladimir Popovkin, presidente dell’agenzia spaziale russa Roskosmos in un’intervista al quotidiano Izvestia aggiungendo ambiguamente che non ha idea di chi possa essere interessato a interferire con la missione russa.

CHI È STATO? - Ora dal momento che non possono essere i cinesi perché a bordo di Phobos-Grunt c’è una mini-sonda cinese che doveva essere lasciata in orbita marziana, e che non possono essere gli europei che hanno tentato con le loro antenne di recuperare il veicolo, non restano che gli americani.
CADUTA - Intanto l’agenzia Roskosmos ha aggiornato il possibile momento del rientro nell’atmosfera, anticipando di un giorno, a sabato alle 14, ora di Mosca (le 12 in Italia). La sonda pesa 13,5 tonnellate. Quasi interamente costruita in materiali leggeri come l’alluminio, si fonderà facilmente nell’impatto con gli strati atmosferici. I propellenti (8 tonnellate) contenuti nei serbatoi anch’essi d’alluminio finiranno bruciati e l’unica probabilità che qualcosa possa arrivare fino al suolo riguarda la capsula che doveva riportare i campioni di suolo della luna Phobos sulla Terra. La ragione è che era stata costruita per resistere proprio all’impatto con l’atmosfera ed è dotata di uno scudo antitermico: ma anch’essa dovrebbe mantenere un certo angolo di caduta.
PROBABILITÀ - Comunque, per mantenersi prudenti gli ingegneri russi ipotizzano che forse alcuni pezzi per complessivi 200 chilogrammi potrebbero superare indenni la disintegrazione. Però, siccome la Terra è per il 70 per cento ricoperta dagli oceani e solo l’1 per cento delle terre emerse è abitato, la probabilità che una persona sia colpita è di una su 300 mila. Detto in altre cifre la probabilità è dello 0,000003 per cento. Mai nessuno è stato ferito da pezzi di satelliti che periodicamente cadono sulla Terra senza far notizia.
SABOTAGGIO - Tornando a Phobos-Grunt, restano gravi le affermazioni di Popovkin che seguono quelle del generale Nikolay Rodoniov pronunciate subito dopo l’apparizione del guaio. Rodoniov, ora in pensione, prima comandava il sistema di allerta russo nella rete di difesa dagli attacchi dei missili balistici, affermò che la sonda era stata vittima delle emissioni in radiofrequenza lanciate dalla stazione americana di Gakona in Alaska dove si conducono esperimenti sulla ionosfera (progetto Haarp). Popovkin non menziona esplicitamente gli Stati Uniti, ma le sue affermazioni sembrano in perfetta linea con i non buoni rapporti in questo momento tra Mosca e Washington. Inoltre anche i rapporti di collaborazione spaziale tra Stati Uniti, Europa e Russia, pur continuando, non godono di grandissime intese. E Popovkin aggiunge: «I frequenti danni ai satelliti avvengono sempre quando questi si trovano nell’orbita non visibile dalle nostre antenne. In quelle fasi non possiamo ricevere alcun dato e quindi non sappiamo che cosa accada».
DIFESA - Dietro a queste parole c’è una scomposta autodifesa del direttore di Roskosmos che cerca di evitare quanto è accaduto al suo predecessore Anatoly Perminov solo pochi mesi fa: licenziato da Putin per i ricorrenti disastri spaziali di cui la Russia è vittima. Dal dicembre 2010 al dicembre 2011 ben sei lanci sono falliti e alcuni erano satelliti per telecomunicazioni. Questo è grave perché, oltre a creare danni economici e ad alzare i prezzi delle assicurazioni, abbassa la fiducia nei lanciatori russi a vantaggio della concorrenza cinese, europea e americana. Ma come giustamente rileva un avvocato americano specializzato in materia spaziale, Michael Listne,r in un’intervista a Usa Today, la causa più verosimile del guaio accaduto a Phobos-Grunt sta nei pochi finanziamenti a disposizione del bilancio spaziale russo. La sonda è costata 163 milioni di dollari; certo non una grande somma anche se il costo del lavoro in Russia non è come quello negli Usa. E l’esperto ricorda che la Nasa perdette la sonda Mars Polar Lander nel 1999 proprio perché volle costruirla risparmiando sulle verifiche e su alcuni apparati. L’esperienza insegna: lo spazio ha bisogno di margini di sicurezza nella tecnologia senza i quali il rischio porta quasi sempre al disastro.
Fonte: Corrieredellasera.it  (art. di Giovanni Caprara)

mercoledì 11 gennaio 2012

Nasce il dizionario ufologico siciliano

Nasce il primo dizionario ufologico siciliano. L’iniziativa è a cura del Progetto Ufo Signs e del Centro ufologico siciliano, un’opera che racchiude i momenti clou della ricerca Ufo nell’Isola.
Documenti, notizie ed avvistamenti. Un’opera che si punta a diventare un punto di riferimento per gli appassionati del mondo alieno in Italia. In una nota CUS e Progetto UFO Signs spiegano le motivazioni che hanno spinto alla realizzazione del volume. “Il primo Dizionario ufologico siciliano” scrivono in una nota gli autori del progetto “è una tappa che mancava nel panorama della letteratura ufologica, oltre che un meritato riconoscimento ai trascorsi storici che hanno caratterizzato la ricerca svolta in Sicilia in merito all’ipotesi extraterrestre”.  
“Un lavoro – si legge ancora nella nota – che avrà di certo un seguito, degli aggiornamenti che ne valorizzino l’importanza nel tempo, per rendere sempre vivo il ricordo dell’importante ruolo che questa terra ha svolto e continua a svolgere nell’ambito delle ricerche in merito all’ipotesi extraterrestre”. “Ci auguriamo che questo lavoro, insieme alle numerose iniziative portate avanti in questi anni dal Cus, a quelle che verranno, e ai prossimi incontri in via di definizione, possano in qualche modo portare nuovo e fattivo interesse verso questa tematica, una ricerca che di certo riveste un forte carattere di attualità e che coinvolge ormai l’intero pianeta”.  
La pubblicazione si apre con una “delle prime segnalazioni trascritta negli archivi notarili di Palermo nell’anno 1598 per poi riportare nomi, fatti, vicende, curiosità e avvenimenti, insieme a personaggi noti, altri forse meno, unitamente a qualcuna delle informazioni essenziali sul mondo dell’ufologia che ogni buon appassionato dovrebbe conoscere”.

Fonte:http://www.blogsicilia.it/

giovedì 5 gennaio 2012

SIGNS - la nuova rivista dei misteri on line.

Il nuovo numero di SIGNS Magazine è online e potrà essere acquistato seguendo questo link
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http://www.ufosigns.org/index.php?mod=read&id=1325469134  


Buona lettura!!